Yves Saint Laurent proprio non dovevi farlo!

 

locandina la dura veritaYves Saint Laurent va nella black list della pubblicità con immagini degradanti e sottomesse della donna. Yves Saint Laurent proprio non dovevi farlo! Incredibile, vergognoso e irritante!

 

C’è da dire che, ogni giorno, i mass media ci rovesciano addosso da una parte, immagini degradanti della donna e dall’altra, situazioni di omicidi e femminicidi effettuati, a volte, con barbarie uniche.

 

Appare chiaro che, in una società che si vuole proclamare egualitaria, ancora risulta diffusa quella supremazia patriarcale che rispecchia un mondo di dominio maschile e si manifesta come una dimensione ovvia, scontata, banale e spregiudicatamente naturale.

 

E l’ennesima pubblicità, per di più diffusa da un noto marchio francese, ne è la prova schiacciante!

 

Nonostante siano trascorsi oltre cento anni da quando è stata riconosciuta dalla cultura occidentale la parità dei diritti uomo-donna, ogni giorno siamo bombardati da una miriade di messaggi che in qualche modo continuano a sancire la supremazia dell’uomo sulla donna.

 

Da diversi anni media, filmografia, televisioni e pubblicità stanno associando in modo massiccio il corpo femminile alla vendita dei loro prodotti. Attraverso la continua esibizione di corpi femminili pressoché nudi, vengono offerti stimoli che vanno a eccitare, quella parte più antica del cervello dell’area della sessualità maschile, la parte indispensabile per l’evoluzione e la continuazione della specie.

 

Ma se, oltre che nudi, questi corpi sono in posizioni degradanti per la donna, va da sé che l’evoluzione fatalmente annullerà la parità dei diritti ancora in atto.

 

Il valore di una persona ricondotto esclusivamente al suo corpo e alla sua disponibilità ad essere usata come oggetto sessuale, la pornografia che impone la sessualità in modo inappropriato e al di fuori di contesti emozionali e relazionali, sono messaggi devianti sia per l’uomo, ma anche per la donna.

 

In questo clima dove sono facilitati egocentrismo, permissivismo e l’inarrestabile consumismo, appare complicato costruire legami e relazioni affettive  nel rispetto della reale parità di diritti: l’altro non è più un essere umano con cui identificarsi, ma diventa un oggetto da consumare!

 

Ma c’è da chiedersi anche il perché alcune donne si trasformano in oggetti da guardare, valutare, spogliare con gli occhi? La risposta appare chiara e lineare: ogni giorno, una sovrabbondanza di immagini sembra invitare subdolamente bambine, adolescenti e donne a costruirsi una identità di genere fortemente modellata a valorizzare, in ogni modo, il proprio aspetto esteriore, anziché ancorare saldamente il proprio valore di donna, a competenze concrete e a qualità interiori.

 

La crescita al “maschile” e al “femminile rappresenta, dunque, la sfida educativa più impegnativa della nostra società.

 

La Onlus Bambino Oggi…Uomo Domani ha accolto tale sfida e da molti anni sta promuovendo nelle scuole il dialogo costruttivo uomo-donna, fondato sul rispetto della parità dei diritti, nella consapevolezza che parità non significa essere uguali, e sulla complementarietà dei ruoli che non significa completarsi solo fisicamente, ma completarsi anche nella vita relazionale sia questa affettiva, lavorativa o sociale.

 

Si tratta di cambiare comportamenti e stili di vita, cambiamenti forse abbastanza complicati da raggiungere, perché richiedono assunzione di senso di responsabilità, spirito di sacrificio e, soprattutto, richiedono un lavoro sulle emozioni e sul come comunicarle.

 

Lo sviluppo evolutivo dell’individuo del terzo millennio si gioca proprio su questo e la Onlus ha raggiunto il 99% di successo con concreti risultati in qualunque ambiente familiare, scolastico, lavorativo, sportivo, sociale. La partecipazione, tuttavia, non è consistente come potrebbe esserlo, perché non c’è abbastanza percezione del disagio sociale, c’è diffidenza, paura di mettersi in gioco, distacco ed assuefazione ai fatti negativi che accadono ogni giorno. I problemi non riguardano solo il vicino di casa, ma vivono con noi e non ce ne accorgiamo.

 

Stiamo vivendo una profonda crisi sociale e media, marketing e quel che c’è dietro, devono assumersi la responsabilità di fare corretta informazione e formazione!

 

Orietta Matteucci

 

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