Chi è il rancoroso?

Il CENSIS indica nel rancore il nuovo male dell’Italia. Ma chi è il rancoroso?

 

Fin dai tempi più antichi, abbiamo fatto esperienza di pensieri negativi che arrovellano la mente. Tuttavia, è il modo in cui decidiamo di maneggiare questi pensieri che fa la differenza.

 

La vita è piena di difficoltà, dolore e sofferenze comprese. Tuttavia incolpare gli altri dei propri malesseri e assumere il ruolo di vittima, non è un atteggiamento sano.

 

Molti sono incavolati neri e offesi, mortificati, non solo incapaci di esprimere apertamente la propria rabbia, ma anche di dimenticare e di perdonare, in una parola sono rancorosi.

 

Rancore deriva dal latino e letteralmente significa “essere rancido”. Va da sé che un qualcosa di rancido non può portare nulla di buono. Il rancoroso, quindi,  prima di tutto fa del male a se stesso.

 

Nel suo 51° rapporto il CENSIS affronta i temi di maggiore interesse emersi durante il 2017 focalizzando i baricentri della ripresa socio economica anche sull’obiettivo di “ricomporre un immaginario collettivo che sprigioni forza propulsiva e non lasci prevalere nel corpo sociale il rancore”.

 

Siamo tutti parte della società che ogni giorno critichiamo. Anche sui social si sta diffondendo sempre più la violenza verbale e sembra che molti abbiano bisogno di un nemico cui infliggere umiliazioni o da distruggere. Spesso si confondono nemici e capri espiatori.

 

Chi è il rancoroso? Prima di tutto è una persona incapace di mettersi nei panni degli altri, perfino di quelli che hanno più bisogno. Inoltre è inconsapevole che i problemi non riguardano solo il vicino di casa, ma vivono con noi e noi non ce ne accorgiamo.

 

Stiamo vivendo una profonda crisi sociale, siamo spesso governati da persone modeste e non sempre preparate, abbiamo una burocrazia infernale, una corruzione a dir poco allarmante e un avvilente disprezzo del merito.

 

Per di più, in questo clima sembra che i successi altrui alimentino invidia piuttosto che spronare a fare di meglio.

 

Eppure la rabbia è un’emozione che nasce sana perché ci segnala un pericolo, una situazione da affrontare, un problema da risolvere. Per questo, chi si fa prendere ciecamente dal rancore diventa parte dei problemi, in quanto è convinto di non avere alcuna responsabilità nella società di cui, volente o nolente, fa parte.

 

Appare chiaro che viviamo tempi difficili e sarebbe opportuno che il rancoroso imparasse a stimare di più se stesso, anziché vestire i panni della vittima e dell’impotente sociale. Sarebbe bello che, anziché distruggere, si rimboccasse le maniche per rendere, insieme a tutti, ciascuno nelle proprie possibilità, migliore la vita.

 

Se non vogliamo farlo per noi, facciamolo almeno per le nuove generazioni cui stiamo riservando il peggior trattamento mai visto dalla fine della guerra!

 

Già, sarebbe bello davvero, ma complicato da attuare se non si avvia urgentemente un concreto programma di educazione alle emozioni e alla prosocialità.

 

Orietta Matteucci

 

 

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