Viva l’uguaglianza ma anche le differenze tra uomo donna

Viva l’uguaglianza ma anche le differenze tra uomo donna. Dove per uguaglianza si intende quella dei diritti umani e per differenze quelle biologiche.

 

La crescita al femminile e al maschile rappresenta una sfida educativa molto impegnativa che, direttamente o indirettamente, riguarda ciascuno di noi. I media, ma anche attori, influencer, opinionisti e simili, sono chiamati in primis a dare il buon esempio. E appare doveroso ricordare che la funzione primaria della stampa, è quella di informare e formare la coscienza civica.

 

Alcuni dati

 

I dati ISTAT al 2016 indicano che in Italia, 6.788.000 donne hanno denunciato di aver subito violenza almeno una volta nella vita: 21% violenza sessuale, 20% violenza fisica, 11% ragazze con meno di 16 anni. Uccise: 59 dal partner, 33 da un familiare, 17 dall’ex partner, 21 da uno sconosciuto, 10 non identificato. Inoltre, 3.466.000 hanno denunciato di aver subito stalking, mentre 1.404.000 hanno denunciato molestie o ricatti sul lavoro. Naturalmente è sconosciuto il numero di coloro che non hanno denunciato.

 

Inoltre, ogni giorno, le persone litigano fra loro spesso per questioni futili, in un clima di rassegnazione e indifferenza generale, in cui si verificano fatti di violenza anche gravi.

 

Appare chiaro che la violenza è un fenomeno che può essere compreso, prevenuto ed eliminato solo considerando la complessità e l’intreccio di fattori che l’originano.

 

Tre Fattori

 

  1. Evoluzione e prosecuzione della specie umana. Nel corso dei millenni le differenze uomo donna si sono molto assottigliate, ma ce n’è una che è rimasta ed è legata all’evoluzione e alla prosecuzione della specie umana: biologicamente, i maschi sarebbero preposti a fecondare quante più femmine possibili, mentre le femmine sceglierebbero il maschio più forte e potente che possa garantire il sano sviluppo e la sana crescita della prole. E questa differenza è importante alla luce di alcuni fenomeni disadattivi, di distorsione della realtà e di strumentalizzazione di fatti.

 

  1. Cervello umano tripartito. Recenti studi hanno suddiviso il cervello in tre parti: la prima, più antica, la rettiliana, presiedeva in modo automatico alle funzioni vitali di base connettendo la sessualità alla dominanza e all’aggressione del maschio all’interno di un rapporto di dominanza-sottomissione. La seconda, la limbica, comparsa con i mammiferi è stata promotrice dell’emotività, dell’empatia e della socialità positiva. La più recente, la cognitiva, presiede alle funzioni cognitive superiori quali, per esempio, pensiero, linguaggio, progettazione, ecc. Tale citazione non vuole minimizzare la gravità della violenza, anzi al contrario, vuole puntare l’accento sulla necessità di riconoscere e abbandonare comportamenti primitivi, una zavorra che ci portiamo dietro e che non ha ragione di essere alimentata. Gli esseri umani hanno le potenzialità per compiere questo percorso, in quanto sono dotati di una grandissima socialità che unita alle caratteristiche cognitive ha reso possibile lo sviluppo delle capacità di costruire legami, di cooperare, di essere altruisti ed empatici. La sessualità, inoltre, ha perso la sua funzione primitiva unicamente riproduttiva lasciando spazio al consolidamento del legame con una persona specifica e con la prole.

 

  1. Media e Marketing. Da diversi anni media, filmografia, televisioni e marketing stanno associando in modo massiccio il corpo femminile alla vendita dei loro prodotti. Attraverso la continua esibizione di corpi femminili pressoché nudi, vengono offerti stimoli che vanno a eccitare continuamente la parte rettiliana dell’area della sessualità maschile, sessualità che, come è ben noto anche alle donne, funziona “visivamente”. Il valore di una persona ricondotto esclusivamente al suo sex-appeal e alla sua disponibilità ad essere usata come oggetto sessuale, unitamente al dilagare della pornografia che impone la sessualità in modo inappropriato e al di fuori di contesti emozionali e relazionali, sono messaggi notevolmente devianti, non solo per l’uomo e per la donna, ma anche per i bambini e gli adolescenti. In questo clima dove sono facilitati egocentrismo, consumismo e permissivismo, appare complicato costruire legami e relazioni sentimentali nel rispetto della reale parità di diritti: l’altro non è più un essere umano con cui identificarsi, ma a volte diventa un oggetto da consumare!

 

Cosa fare?

 

  1. Conoscere come stanno realmente i fatti, sia per porvi rimedio, sia per evitare insane e dannose strumentalizzazioni.

 

  1. Sviluppare, a partire dall’infanzia, l’intelligenza emotiva, volta a collegare “cuore e cervello”, per identificare e gestire “cognitivamente” le emozioni e affrontare più efficacemente la vita. Le emozioni, infatti, possono avere una forza dirompente tanto da ostacolare il raggiungimento dei nostri obiettivi, bloccando, per esempio, la nostra capacità di agire o di decidere lucidamente. Basta pensare alle conseguenze di un improvviso scoppio di rabbia! Se adeguatamente gestite, possono, invece, regalarci una marcia in più aiutandoci a comunicare positivamente, ad aumentare l’autostima, a reagire nel miglior modo agli stimoli provenienti dall’ambiente.

 

  1. L’empatia è la chiave per comunicare positivamente e vivere in armonia con se stessi e con gli altri. Permette di rafforzare le relazioni e rendere migliore la qualità della vita quotidiana. Accanto al decorso della giustizia nei casi in cui è richiesta, occorre, dunque avviare, a partire dalle scuole, un concreto programma di educazione all’affettività rivolto a genitori e insegnanti per trasmettere loro le competenze di ascolto e comunicazione efficace, indispensabili per poi relazionarsi positivamente non solo con i bambini, ma anche con il partner, i colleghi e chiunque altro.

 

Cosa fa Bambino Oggi…Uomo Domani Onlus

 

Abbiamo elaborato un modello di azione seguendo le linee guida indicate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità con il Documento WHO’93. Il modello è in grado di trasmettere a genitori, insegnanti e a chiunque lo desideri, le competenze per la vita emotive, sociali e cognitive (empatia, comunicazione efficace, relazioni efficaci; consapevolezza di sé, gestione delle emozioni, gestione dello stress; risolvere problemi, prendere decisioni, senso critico, creatività), di cui ciascun individuo dovrebbe essere dotato per stare bene con sé e con gli altri. Il modello è applicato durante laboratori articolati in 10-12 incontri di 2 ore e mezzo ciascuno e rivolti a gruppi di massimo 10 persone per ciascun gruppo, basati su esercitazioni pratiche. Nelle scuole i laboratori sono gratuiti.

 

Risultati. 99% di successo! Concreti risultati in qualunque ambiente familiare, scolastico, lavorativo, sportivo, sociale. Tuttavia ad oggi la partecipazione non è consistente come potrebbe esserlo, perché non c’è abbastanza percezione del disagio sociale, c’è diffidenza, distacco e assuefazione ai fatti negativi che accadono ogni giorno.

 

Cosa potete fare Voi

 

Stiamo vivendo una profonda crisi sociale: “Viva l’uguaglianza ma anche le differenze tra uomo donna”, ma da soli non possiamo farcela, abbiamo bisogno dell’aiuto dei Media, delle Istituzioni, dei cittadini, ognuno secondo le proprie potenzialità, se vogliamo davvero porvi rimedio.

 

Orietta Matteucci

 

 

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