La morale del gioco del telefono senza fili
Lezioni di Comunicazione e Intelligenza Emotiva. La morale del gioco del telefono senza fili
Introduzione
La comunicazione è una delle abilità fondamentali nella società moderna, e il gioco del telefono senza fili ci offre una prospettiva interessante su come i messaggi possono distorcersi. Negli anni ’50 e ’60, i bambini spesso giocavano all’aperto, specialmente in estate. Sulla spiaggia si faceva un gioco chiamato il telefono senza fili per divertirsi attraverso la distorsione del messaggio originale, mettendo in luce i limiti della comunicazione verbale e le difficoltà di trasmissione precisa delle informazioni. Seduti in cerchio si ascoltava una frase sussurrata velocemente all’orecchio che si doveva poi risussurrare al vicino e così via fino all’ultimo componente del gruppo che la ripeteva ad alta voce. La frase finale era fatalmente molto diversa da quella iniziale per il combinarsi di vari errori dovuti all’ascolto e all’inevitabile interpretazione.
La morale del gioco del telefono senza fili
Oltre all’aspetto ludico, il gioco offriva un insegnamento implicito sulle sfide della comunicazione umana e l’importanza dell’ascolto e della chiarezza, aspetti che ancora oggi sono considerati fondamentali. La morale del gioco indicava chiaramente che nelle relazioni bisogna dedicare tempo e pazienza ad ascoltare per evitare incomprensioni e malumori. Dimostrava che la fretta è una cattiva consigliera, perché può dare origine a discussioni. Ogni giorno, infatti, molte persone litigano, anche per motivi futili, con conseguenze a volte perfino gravissime. Durante un dialogo, infatti, si possono verificare errori di interpretazione generati in gran parte dal mancato riconoscimento delle emozioni che si celano dietro le parole per esempio rabbia, paura, tristezza, vergogna, gioia. Ascoltare guardandosi negli occhi esprimendo emozioni e stati d’animo permette di comprendersi pienamente e di interagire in modo appropriato.
Il ruolo delle emozioni
Le emozioni possono bloccare o falsare la comunicazione. Sono come una bussola che orienta nella vita e possono essere le migliori alleate o le peggiori nemiche. Quando, per esempio, non si riesce a comprendere cosa ci fa paura o rabbia, queste emozioni si possono persino trasformarsi in violenza o in panico. Un esempio pratico è una discussione tra partner, tra genitori e figli o tra colleghi che, se gestita con Intelligenza Emotiva, può portare a soluzioni creative invece che a conflitti.
La morale del gioco del telegrafo senza fili. Il rimedio
Per fortuna, diversi anni fa studi decennali a livello internazionale hanno rilevato le abilità chiave per la vita relazionale che sono state indicate nel Documento WHO’93 Skills for Life. Il Documento sottolinea l’importanza delle abilità di vita come essenziali per promuovere il benessere personale e relazionale. Queste competenze sono considerate cruciali per affrontare le sfide quotidiane e migliorare la qualità della vita. Cruciali per sviluppare l’Intelligenza Emotiva. Questo è il nucleo: Emotive: consapevolezza di sé e gestione delle emozioni. Cognitive: gestione dello stress, risoluzione dei problemi, presa di decisioni, senso critico, creatività. Sociali: empatia, comunicazione efficace, relazioni efficaci.
L’Intelligenza Emotiva (IE)
L’Intelligenza Emotiva è un concetto ampiamente studiato in psicologia e pedagogia e riconosciuto come fondamentale per il successo personale e professionale. I ricercatori Peter Salovey e John D. Mayer hanno introdotto il concetto di Intelligenza Emotiva nel 1990, definendola come la capacità di monitorare le proprie emozioni e quelle altrui, differenziandole razionalmente per guidare correttamente il proprio pensiero e comportamento. Daniel Goleman è uno dei principali autori sull’Intelligenza Emotiva. Il suo libro “Emotional Intelligence: Why It Can Matter More Than IQ” (1995) è un punto di riferimento fondamentale. Goleman esplora come le competenze emotive influenzino vari aspetti della vita, inclusi il lavoro, le relazioni e la salute mentale. Diversi studi hanno dimostrato che l’Intelligenza Emotiva è correlata positivamente con la leadership efficace, le performance lavorative e il benessere psicologico. L’inclusione dell’intelligenza emotiva nei programmi educativi migliora l’ambiente scolastico e le interazioni tra studenti e insegnanti, promuovendo un clima di rispetto e collaborazione volgendo all’armonia e alla Pace.
Conclusione
La comunicazione non è come nel gioco del telefono senza fili. Per comunicare in modo chiaro ed efficace occorrono un buon Quoziente Intellettivo e anche di Intelligenza Emotiva per identificare, valutare e controllare le emozioni proprie, degli altri e dei gruppi.
A cosa serve saper fare 2+2, svolgere un lavoro, se poi non si sa come gestire rabbia, frustrazioni, risolvere problemi, gestire lo stress? Se non si è dotati dell’empatia indispensabile per costruire sane e gratificanti relazioni affettive, lavorative e sociali?
I rapporti annuali internazionali sull’occupazione “The future of jobs” indicano l’acquisizione delle Skills quali requisiti chiave nei processi di assunzione, carriera, leadership.
Perché dunque, non insegnare le Skills for Life scolasticamente fin dalla primissima infanzia? L’insegnamento di queste abilità non solo aiuta a costruire individui più equilibrati e consapevoli, ma è anche un investimento per una società futura più empatica e collaborativa.
Orietta Matteucci