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Il cane che si morde la coda

 Un giro da cui sembra impossibile uscire

“Sai, in questi giorni mi è successa una cosa…”

“È successo anche a me! Sai cosa ho fatto? Ho risolto così…”

 

 

Quante volte ci è capitato?

Stiamo raccontando qualcosa a un’amica e lei ci interrompe per raccontarci subito la sua esperienza. Forse vuole dimostrarci che ci capisce. Forse vuole aiutarci. Oppure vuole dimostrarci quanto è stata brava a risolvere una situazione simile.

Eppure qualcosa dentro di noi cambia. Ci sentiamo poco ascoltati. Forse ci irritiamo. Forse ci chiudiamo. Non diciamo nulla.

Poi, qualche giorno dopo, è lei a raccontarci qualcosa. E spontaneamente diciamo: “Sì, è successo anche a me…”

 

E il giro ricomincia

Io non ascolto te. Tu non ascolti me. Io reagisco. Tu reagisci alla mia reazione.

Come un cane che si morde la coda

Ma il cane non è stupido. Corre dietro alla sua coda, la raggiunge, la morde e ricomincia.

Non è stupido. Semplicemente non ha la capacità di fermarsi e chiedersi: “Perché continuo a fare questo?”

Noi possiamo. Il cervello umano possiede capacità che ci permettono di fermarci, osservare ciò che stiamo provando, riflettere e scegliere come comportarci.

Le emozioni possono essere una bussola. Possono essere una centralina d’allarme che ci segnala che qualcosa, per noi, non va. Possono aiutarci a comprendere meglio ciò che stiamo provando e ciò che accade nella relazione con chi abbiamo davanti. Ma possiamo anche non riconoscere quel segnale e reagire istintivamente.

E alcuni giri viziosi possono diventare così profondi da condizionare le nostre relazioni, le nostre scelte e perfino il modo in cui interpretiamo ciò che accade intorno a noi.

Su questo tema avevamo già scritto alcuni anni fa, parlando dell’empatia e di come alcuni meccanismi possano alimentare incomprensioni, conflitti e abusi.

https://www.bambinooggiuomodomani.org/diventare-empatici-porta-la-pace-nel-mondo.html

 

Possiamo continuare a girare nello stesso giro…

oppure possiamo cercare un’altra strada, o persino lasciare che qualcun altro scelga per noi.

Il fatto è che essere liberi di scegliere non significa necessariamente essere capaci di scegliere di uscire dal giro vizioso.

 

E allora la domanda diventa inevitabile:

se il nostro cervello è in grado di  farci uscire dal giro vizioso perché così spesso non ci riusciamo?

Orietta Matteucci