In EvidenzaRelazioni Interpersonali

Una gara a difendersi e accusarsi

Bastano poche parole per iniziare una discussione

Sono le 20.30. Marco aveva detto che sarebbe tornato alle 19.30 e quando entra in casa, Laura è ancora in cucina, lo vede e dice:

Finalmente. Ti avevo aspettato per cenare!

Marco. Te l’avevo detto che potevo fare tardi.

Laura: No, avevi detto che saresti arrivato per le sette e mezzo.

Marco: Va bene, ho fatto tardi. Non è mica successo niente, perché strilli?

Laura: Per te non succede mai niente. Io qui ad aspettarti e tu non ti degni neanche di mandare un messaggio!

Marco: Ecco, lo sapevo. Appena entro in casa cominciamo con le solite accuse.

Laura: Accuse? Se avessi un minimo di rispetto per me, mi avresti avvisato!

Marco: Il rispetto? Dopo tutto quello che faccio per te e la famiglia mi vieni a parlare di rispetto per un banale ritardo?

A questo punto non stanno più parlando dell’orario.

 

Quando il problema diventa un altro

Laura non sta più chiedendo semplicemente perché Marco sia arrivato tardi. Si sente trascurata e poco considerata.

Marco non sta più spiegando perché ha fatto tardi. Si sente accusato e non riconosciuto.

E così una situazione che poteva essere risolta per esempio dicendo semplicemente “mi dispiace averti fatto aspettare” diventa una discussione sul rispetto, sulla considerazione, sulle solite accuse e su tutte le volte che è già successo.

 

La dinamica

Una frase viene interpretata come un’accusa. L’accusa provoca rabbia. La rabbia porta a rispondere accusando l’altro.

La risposta provoca una nuova reazione. Si smette di ascoltare ciò che l’altro sta dicendo e nasce il litigio.

 

Proviamo a fermare la scena

Torniamo indietro di qualche secondo. Laura è arrabbiata e preoccupata per il ritardo. Marco si sente accusato.

Entrambi hanno buone ragioni per essere irritati.

Ma cosa succederebbe se, prima di rispondere, si fermassero per un momento a riflettere?

Se invece di alzare la voce provassero a parlare più piano? Se cercassero di capire lo stato d’animo?

Laura potrebbe dire: Ero preoccupata per il ritardo e mi sono sentita poco considerata per non essere stata avvisata.

E Marco potrebbe rispondere: Capisco. Ho sbagliato a non avvisarti. Ero preso dal lavoro e non ho pensato a quanto il ritardo avrebbe potuto preoccuparti.

 

La preoccupazione non è magicamente scomparsa ma qualcosa è cambiato.

Non stanno più gareggiando per stabilire chi ha ragione. Stanno cercando di capire cosa è successo e cosa prova l’altro.

Sapere cosa fare non significa saperlo fare.

👉 https://www.bambinooggiuomodomani.org/sappiamo-insegnare-ai-nostri-bambini-come-si-fa.html

Tutti sappiamo che sarebbe meglio non urlare. Sappiamo che dovremmo ascoltare. Sappiamo che sarebbe meglio cercare di capire prima di rispondere. Ma quando siamo arrabbiati, preoccupati o ci sentiamo feriti, sappiamo davvero come farlo?

Forse il problema non è sapere che cosa sarebbe giusto. Il problema è sapere come fare proprio nel momento in cui ne abbiamo bisogno.

E questo vale per una coppia, per i figli, per un’amicizia, per la scuola, per il lavoro, per quando si sta in fila alla Posta.

 

Non possiamo evitare tutte le discussioni

Non possiamo impedire che qualcuno ci ferisca, ci deluda o ci faccia arrabbiare.

Possiamo però imparare a fermarci prima di reagire, ascoltare, comprendere ciò che sta accadendo dentro di noi e nell’altra persona e scegliere come rispondere e comportarsi.

Non sarebbe meglio imparare tutto questo evitando che un problema generi una crisi?

La domanda che resta: possiamo evitare la gara a difendersi e accusarsi?

Forse sappiamo già molte cose su come dovremmo comportarci.

Ma chi ci insegna concretamente come si fa?

Continua nel prossimo articolo.