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Devi impegnarti di più. Devi organizzarti

Un brutto voto e le solite parole

Luca, 16 anni, è appena rientrato da scuola. Appoggia lo zaino e va in cucina.

Il padre lo guarda e chiede subito “Com’è andata oggi?”

Luca abbassa gli occhi e risponde “Ho preso 4 in matematica”.

Il padre irritato dice “Ma come hai fatto a prendere 4? Non ti avevo detto di studiare?”

“Sì, me lo avevi detto”, risponde Luca

“E allora perché non l’hai fatto?” Incalza il padre

Luca non risponde.

“Devi impegnarti di più. Devi organizzarti. Non puoi continuare così.” Dice alzando la voce

“Va bene”, mormora Luca con le spalle incurvate verso il basso e la testa china.

La conversazione finisce lì.

Il padre pensa di aver detto quello che doveva dire.

Luca sa che dovrebbe studiare di più, ma nonostante la sua buona volontà non ci riesce ed è consapevole che domani, quando tornerà a casa, potrebbe ripetersi la stessa scena

Perché?

A Luca nessuno deve spiegare che prendere un 4 non è un buon risultato. Sa che è un voto brutto e che dovrebbe studiare di più. Sa che dovrebbe organizzare meglio il suo tempo.

Forse non sa che dovrebbe chiedere aiuto quando non capisce.

Ma sapere tutto questo non significa necessariamente saperlo fare.

Forse Luca rimanda perché non sa da dove cominciare. Forse si distrae continuamente. Forse ha paura di scoprire di non essere capace. Forse, semplicemente, nessuno gli ha mai insegnato concretamente come affrontare una difficoltà.

“Devi impegnarti di più” può non essere sufficiente. E, se Luca non sa da dove iniziare, la sua frustrazione potrebbe persino aumentare.

Ma che cosa significa, concretamente, impegnarsi? Come ci si organizza? Come si stabiliscono le priorità?

Come si resiste alla tentazione di rimandare? Come si riconosce il momento in cui è necessario chiedere aiuto?

Sono tutte domande che hanno a che fare con il “come. E il come non si impara semplicemente ascoltando qualcuno che ci dice di farlo.

Proviamo a tornare nella cucina

Immaginiamo che quella conversazione ricominci.

Il padre potrebbe chiedere: “Secondo te, che cosa è successo?”

Luca potrebbe rispondere: “Non riesco a studiare matematica. Quando apro il libro non capisco da dove cominciare e dopo un po’ mi passa la voglia.”

A quel punto la situazione è diversa. Non si tratta più soltanto di dire a Luca che deve studiare.

Padre e figlio potrebbero cercare insieme di capire che cosa impedisce di studiare.

Non conoscono ancora la soluzione. Ma hanno fatto un passo importante: hanno iniziato a capire che c’è un problema e che bisogna cercare di risolverlo.

La domanda che resta

Forse il 4 di Luca non è soltanto un problema di matematica.

Potrebbe essere un’opportunità per imparare qualcosa che gli servirà molte altre volte nella vita: capire un problema, cercare una soluzione e, quando necessario, imparare a chiedere e accettare aiuto.

Ma chi insegna concretamente come si fa?

Continua nel prossimo articolo.

 

OrMa