Sappiamo insegnare ai nostri bambini come si fa?
Tutti ci dicono cosa dovremmo fare. Ma chi ci insegna concretamente come farlo?
Una abitudine quotidiana
Ogni giorno leggiamo articoli, ascoltiamo esperti, riceviamo consigli.
Ai genitori e agli insegnanti viene detto che devono educare all’empatia e saper gestire divergenze e conflitti. Si chiede anche di prevenire il bullismo, favorire l’inclusione, educare alla convivenza.
Ai giovani diciamo di non reagire con la violenza, di rispettare gli altri, di controllare la rabbia, di mettersi nei panni di chi hanno di fronte, di imparare a comunicare.
Sono tutte indicazioni giuste. Ma manca una parte essenziale “il come si fa”.
Come si fa?
Come si insegna concretamente a gestire la rabbia quando si è provocati? Come si insegna ad ascoltare davvero qualcuno con cui non è d’accordo? Come si insegna a esprimere ciò che si prova senza aggredire? Come si impara a riconoscere che dietro una reazione dell’altro può esserci una paura, una frustrazione o un bisogno che non riusciamo a vedere?
E soprattutto: come si impara a gestire una divergenza prima che diventi uno scontro?
Per guidare un’automobile accade la stessa cosa. Non basta dire: “Devi guidare con prudenza” perché prima deve conoscere le regole, imparare a utilizzare il veicolo, esercitarsi, affrontare situazioni diverse e ricevere indicazioni quando sbaglia.
Pensiamo alla matematica. Nessuno direbbe a un bambino: “Devi imparare a fare le divisioni” magari aspettandosi che impari da solo.
Alcuni esempi
Per imparare a fare qualcosa servono insegnamento, esercizio e pratica. Perché dovrebbe essere diverso quando parliamo di relazioni?
Il litigio non si evita dicendo di non litigare.
Due ragazzi possono avere un problema. Uno si sente preso in giro. L’altro si sente accusato ingiustamente. Il primo reagisce male. Il secondo prova rabbia.
Le parole diventano sempre più dure. Nessuno ascolta davvero l’altro e ciascuno pensa soltanto a difendersi e ad avere ragione.
Si potrebbe dire loro: “Dovete imparare a comunicare o dovete rispettarvi”
Ma questa frase, da sola, non insegna a comunicare efficacemente, né a gestire la rabbia.
Perché? occorre sapere che cosa fare: imparare a fermarsi prima di reagire, riconoscere ciò che si sta provando, ascoltare ciò che l’altro sta dicendo al di là delle parole. Occorre sapere esprimere il proprio punto di vista senza trasformarlo in un attacco, saper comprendere il problema prima di giudicare. Soprattutto occorre saper trovare una soluzione che non richieda necessariamente un vincitore e un perdente.
Queste non sono qualità che compaiono automaticamente con la crescita, ma possono essere sviluppate.
E quando non le sviluppiamo?
Le conseguenze le vediamo ogni giorno. Nei conflitti che degenerano. Nelle incomprensioni che diventano rancori. Nel bullismo. Nelle discriminazioni. Nella difficoltà di accettare chi è diverso. Nelle relazioni che diventano aggressive o distruttive.
Di fronte a questi fenomeni cerchiamo spesso responsabilità: genitori troppo permissivi, troppo assenti, insegnanti incapaci di intervenire, i social network
È comprensibile cercare delle cause. Ma forse dovremmo porci anche un’altra domanda.
Abbiamo mai insegnato sistematicamente come affrontare tutto questo?
Non soltanto dicendo cosa sarebbe giusto fare, ma insegnando come farlo.
Il vuoto tra il “cosa” e il “come”
Questo potrebbe essere uno dei grandi vuoti dell’insegnamento scolastico.
Sappiamo indicare comportamenti desiderabili, dire che bisogna rispettare l’altro, ascoltare, collaborare.
Ma tra “devi farlo” ed “ecco come puoi imparare a farlo” esiste una distanza enorme.
E questa distanza riguarda tutti.
Riguarda la famiglia, la scuola, la società.
Perché nessun genitore può insegnare ciò che non ha mai avuto l’opportunità di imparare.
Perché non possiamo chiedere a un insegnante di matematica di trasformarsi da solo nello specialista di ogni aspetto della crescita personale dei propri alunni.
E nessun ragazzo può essere considerato responsabile di non possedere strumenti che nessuno gli ha insegnato a utilizzare.
Allora, che cosa possiamo fare?
Non possiamo eliminare i conflitti dalla vita. Non possiamo impedire che qualcuno provi rabbia, paura, frustrazione o delusione. Non possiamo garantire che ogni relazione sarà sana.
Possiamo però insegnare a scuola come affrontare queste situazioni.
E qui arriviamo a una domanda ancora più importante: disponiamo già di conoscenze, metodologie e strumenti per farlo?
La risposta è sì.
Esiste un patrimonio internazionale di studi ed esperienze che da oltre 30 anni individua e promuove 10 capacità personali, sociali e cognitive che aiutano le persone ad affrontare in modo consapevole le sfide della vita.
Sono le Competenze per la Vita, Life Skills. Non una formula magica. Non un insieme di buoni consigli.
👉 https://www.bambinooggiuomodomani.org/le-skills-for-life
Ma competenze che possono essere insegnate, esercitate e sviluppate con “la pratica e l’allenamento”.
Bambino Oggi… Uomo Domani ODV le ha sperimentate concretamente per diversi anni nelle scuole lavorando con bambini genitori e insegnanti. Lettera di un padre che ha partecipato ai laboratori:
👉 https://www.bambinooggiuomodomani.org/lettera-di-un-padre-a-bambino-oggi-uomo-domani.html
Ed è proprio da questa esperienza che nasce la nostra domanda:
Abbiamo già gli strumenti. Allora perché non li utilizziamo sistematicamente?
Ma non è ancora la risposta a tutto. È però una domanda che non possiamo più rimandare.
Perché se chiediamo di imparare a vivere con gli altri, dobbiamo anche assumerci la responsabilità di insegnare come si fa.
Questo è il punto da cui vogliamo partire.
OrMa