Competenze non cognitive perché sono fondamentali per i giovani
Una proposta scientificamente
fondata, sostenibile e immediatamente attuabile
Premessa
In questi giorni si parla dell’avvio di una sperimentazione nelle scuole italiane sulle competenze non cognitive. Le competenze non cognitive sono oggi riconosciute come fondamentali per lo sviluppo dei giovani e per il benessere nella scuola e nella società.
Si tratta tuttavia di un’espressione spesso utilizzata, anche se riduttiva rispetto alla loro reale complessità.
Una domanda importante: perché il mondo del lavoro ritiene cruciali nei processi di assunzione carriera e leadership il possesso delle abilità per la vita e non si insegnano nelle scuole?
Come Associazione impegnata da anni sul tema delle competenze per la vita, riteniamo doveroso offrire un contributo pubblico e documentato al dibattito in corso. Due azioni:
A. Lettera aperta inviata al Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione (CSPI), organo di garanzia dell’unitarietà del sistema scolastico nazionale, chiamato a esprimere un parere prima dell’adozione del Decreto Ministeriale.
B. Lancio su Change.org della Petizione:
Perché i bambini diventano gli adulti che ogni giorno critichiamo?
Insegniamo COME costruire un mondo migliore per loro e per noi.
👉 https://www.change.org/p/vogliamo-continuare-a-subire-oppure-reagiamo
A. Lettera aperta
Alla cortese attenzione del
Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione (CSPI)
Oggetto: Osservazioni urgenti sulla sperimentazione delle “competenze non cognitive” e proposta alternativa scientificamente fondata e immediatamente attuabile
Egregi Componenti del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione,
riconoscendo l’autorevolezza del Documento OMS del 1993 sulle Life Skills, per oltre dieci anni come Organizzazione di Volontariato, abbiamo operato nelle scuole romane. Abbiamo elaborato un Format e offerto gratuitamente a genitori e docenti laboratori finalizzati alla sperimentazione della validità di tali Skills, con risultati concreti e verificabili.
Alla luce di questa esperienza, riteniamo doveroso sottoporre alla Vostra attenzione alcune osservazioni in merito alla recente proposta del Ministro dell’Istruzione di avvio di una sperimentazione scolastica finalizzata all’individuazione delle competenze non cognitive.
Lo facciamo con spirito costruttivo e nel pieno rispetto del ruolo fondamentale che il CSPI svolge quale organo di garanzia dell’unitarietà del sistema scolastico nazionale, chiamato a esprimere un parere prima dell’adozione del Decreto Ministeriale.
1.Le competenze per la vita non devono essere “individuate”
Le competenze emotive, relazionali e cognitive non costituiscono un ambito nuovo o inesplorato. Esse sono state:
-individuate e definite oltre trent’anni fa da studi scientifici avviati a livello internazionale dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Documento OMS, 1993) al fine di arginare e prevenire abusi, discriminazioni, violenza;
-riconosciute da OMS, UNESCO, OCSE e Unione Europea;
-considerate oggi elementi chiave anche dal mondo del lavoro nei processi di assunzione, carriera e leadership;
Sono state identificate come dieci competenze fondamentali, interdipendenti e non selezionabili arbitrariamente:
Emotive: consapevolezza di sé e gestione delle emozioni;
Cognitive: senso critico, creatività, gestione dello stress, risolvere problemi, prendere decisioni;
Sociali: empatia, comunicazione efficace, relazioni efficaci.
Sono lo strumento utile per comprendere ciò che sentiamo e accade, per decodificarlo, valutarlo e comportarsi appropriatamente e responsabilmente.
Non è dunque scientificamente corretto né metodologicamente appropriato avviare una sperimentazione volta a “individuarle”, ridurle o sceglierne solo alcune, eventualmente rinominandole come soft skills.
Le competenze per la vita costituiscono un sistema unitario, non un elenco opzionale. Apprendere i 10 numeri permette di fare i calcoli ed evitare il caos economico e scientifico. Acquisire le 10 Skills for Life permette di interagire appropriatamente evitando incomprensioni, liti, violenza.
2.Il rischio di frammentazione del sistema scolastico
La proposta di sperimentazione, così come presentata, rischia di produrre:
-disomogeneità territoriali;
-competizione tra scuole;
-moltiplicazione di iniziative non coordinate;
-ulteriore carico organizzativo per docenti già fortemente sollecitati.
Tale impostazione contrasta con il principio di unitarietà del sistema scolastico, che il CSPI è chiamato a tutelare, e rischia di compromettere l’efficacia educativa di un ambito che richiede continuità, metodo e coerenza nazionale.
3.Le competenze per la vita si apprendono con la pratica e l’allenamento
Il Documento OMS del 1993 chiarisce esplicitamente che le Life Skills:
-si apprendono attraverso la pratica e l’allenamento, non tramite lezioni teoriche o interventi episodici. Le parole seppure nobili, rimangono sterili se non sono seguite da fatti concreti;
-richiedono adulti specificatamente formati che le abbiano a loro volta interiorizzate, per poterle trasmettere efficacemente alle nuove generazioni.
Ne consegue che:
-non sono sufficienti progetti occasionali;
-non è efficace l’integrazione informale in altre discipline;
-è necessaria una materia specifica, con docenti specializzati nell’insegnamento laboratoriale di tali Skills.
4.Una proposta concreta, sostenibile e immediatamente attuabile
Alla luce dei dati disponibili sul sistema scolastico nazionale:
-nelle scuole primarie e secondarie di primo grado operano circa 189.000 classi, distribuite in 25.564 plessi scolastici.
Risulterebbe sufficiente un docente specializzato per ciascun plesso, con un impegno medio di circa 8 o 9 ore settimanali, per garantire:
-laboratori quindicinali di circa 2 o 2,5 ore per classe;
-senza spostamenti di alunni;
-senza stravolgimenti logistici.
Il fabbisogno complessivo sarebbe quindi di circa 25.564 docenti, numero compatibile con i contingenti di 54.000 assunzioni già previsti dal Ministero.
Questa soluzione consentirebbe di:
-avviare già dal prossimo anno scolastico un insegnamento strutturato;
-rispettare le evidenze scientifiche internazionali;
-garantire equità e uniformità su tutto il territorio nazionale.
5.Il ruolo delle Università e delle competenze già esistenti
In Italia esistono già:
-percorsi universitari di specializzazione;
-master dedicati alle competenze per la vita.
Avviare una sperimentazione che prescinda da tali competenze significa:
-disperdere risorse;
-ignorare il sapere accademico;
-ritardare interventi educativi urgenti.
Bambino Oggi… Uomo Domani O.D.V., mette a disposizione gratuitamente il Format, sperimentato per oltre dieci anni nelle scuole romane, pienamente coerente con il modello OMS.
6.Conclusione
Alla luce di quanto esposto, Bambino Oggi…Uomo Domani O.D.V. ritiene che l’unica opzione coerente con la Costituzione e il Diritto inalienabile alla completa Istruzione, con le evidenze scientifiche e con il principio di unitarietà del sistema scolastico sia:
-l’introduzione delle abilità per la vita come materia specifica, con pari dignità rispetto alle altre discipline;
-l’istituzione di un docente specializzato nell’insegnamento laboratoriale;
-il riconoscimento dell’unitarietà delle dieci Life Skills, senza riduzioni arbitrarie o sperimentazioni esplorative già superate dalla ricerca internazionale.
Confidiamo che il CSPI voglia tenere conto di queste osservazioni nel parere che sarà chiamato a esprimere sul Decreto Ministeriale, nell’interesse delle nuove generazioni e del futuro del Paese.
B. La Petizione
Per dare forza a tutto ciò abbiamo lanciato su Change.org la petizione:
Perché i bambini diventano gli adulti che ogni giorno critichiamo?
Insegniamo COME costruire un mondo migliore per loro e per noi.
👉 https://www.change.org/p/vogliamo-continuare-a-subire-oppure-reagiamo
Restiamo a disposizione per eventuali approfondimenti tecnici.
Con osservanza,
Orietta Matteucci
Presidente Bambino Oggi…Uomo Domani O.D.V.