Salta al contenuto
Premessa
In questi ultimi tempi si parla molto di educazione, bullismo, violenza tra giovani, discriminazioni, difficoltà relazionali e crisi del dialogo.
Psicologi, pedagoghi, insegnanti, opinionisti e commentatori intervengono continuamente nel dibattito pubblico. Si analizzano fenomeni come bullismo, discriminazioni, violenza tra giovani, difficoltà relazionali e crisi del dialogo.
Le diagnosi non mancano. I consigli nemmeno.
Ma raramente si indica una strada concreta e strutturale per affrontare il problema alla radice.
La realtà è che nella scuola italiana manca ancora qualcosa di fondamentale:
Saper gestire emozioni, affrontare conflitti, comunicare in modo efficace, costruire relazioni rispettose non sono qualità innate. Sono competenze che si apprendono.
Una domanda scomoda
Forse dovremmo porci una domanda scomoda: se trent’anni fa la scuola avesse iniziato a insegnare in modo sistematico le abilità per la vita ai bambini di allora, come sarebbe oggi il loro comportamento da adulti nelle relazioni, nei conflitti e nella gestione del potere? Perché ogni adulto è stato, un tempo, un bambino.
La scuola oggi
A scuola si insegnano molte discipline fondamentali, ma non esiste ancora una materia specifica, né il docente specializzato nell’insegnamento di tali abilità.
Le Università offrono specializzazioni e master sulle Skills e il mondo del lavoro le considera elementi cruciali nei processi di assunzione, carriera, leadership e responsabilità professionali.
Tali abilità sono decisive per la vita almeno decorosa di ciascun individuo, per la pacifica convivenza civile e per raggiungere lo “sviluppo della piena personalità individuale” sancito dalla Costituzione parte ancora oggi realizzata frammentariamente.
Educare è come seminare, ma se non si semina è certo che non ci sarà raccolto!
Ma la scuola da sola non basta.
Se vogliamo affrontare seriamente la sfida educativa, è necessario agire a 360 gradi.
Da una parte i media potrebbero svolgere un ruolo fondamentale, proprio come avvenne negli anni Sessanta quando radio e televisione contribuirono a combattere l’analfabetismo nel nostro Paese.
Dall’altra è indispensabile rafforzare la collaborazione tra insegnanti e genitori, affinché i messaggi educativi trasmessi ai giovani siano coerenti e condivisi.
Educare non è un compito che può essere delegato a singoli individui o lasciato alla buona volontà di pochi.
È una responsabilità collettiva.
Ogni società raccoglie, prima o poi, ciò che ha scelto di insegnare o di non insegnare ai propri bambini.
In conclusione
Per fare rispettare il Diritto Umano – inalienabile – alla completa Istruzione è nata la petizione:
“La Pace non si proclama: introduciamo a scuola la materia che la costruisce”.
La proposta è semplice:
-introdurre nei percorsi scolastici una materia dedicata alle abilità per la vita
-affidarne l’insegnamento a docenti specializzati nell’insegnamento pratico
-creare laboratori settimanali o quindicinali, ma continuativi durante l’anno scolastico.
Perché la Pace non nasce da sola.
Si costruisce.
E, come ogni competenza importante, si può insegnare.
👉 Leggi e firma la petizione: