Manderemmo mai nostro figlio in auto senza scuola guida?
Nessun genitore sano di mente darebbe le chiavi di una macchina a un ragazzo dicendogli: “Vai, entra in strada e sbrogliatela, tanto prima o poi imparerai a guidare da solo”. Sappiamo benissimo che quel ragazzo farebbe un incidente alla prima curva. Per questo esistono le autoscuole, i simulatori, le guide obbligatorie con i doppi comandi. Ci si allena prima di rischiare la vita nel traffico.
Allora perché lo lanciamo nel traffico della vita senza sapere COME affrontarla?
Mandiamo i nostri bambini nel traffico spietato della vita, delle relazioni, dei social network, della tecnologia digitale e dei conflitti quotidiani senza un solo minuto di scuola guida emotiva. Speriamo che “imparino da soli” a non essere bulli, a non disperarsi per un rifiuto, a comunicare senza aggredire. Ma sarà proprio così?
Non è così, è una follia pedagogica, e l’aumento della violenza giovanile e delle aggressioni tra adolescenti e adulti è il conto salatissimo che la società sta pagando ogni giorno.
Il paradosso delle competenze per la vita affettiva e sociale
Oltre trent’anni fa, studi internazionali hanno rilevato 10 competenze fondamentali per vivere in armonia e in Pace. Sono state diffuse dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).
Abilità come l’empatia, la gestione delle emozioni, il pensiero critico (per scegliere liberamente e non essere manipolati), la capacità di risolvere i conflitti senza usare le mani o gli insulti. Abilità necessarie a interagire appropriatamente con sé stessi e gli altri e da apprendere con la pratica e l’allenamento.
L’OMS è stata chiarissima: queste 10 abilità costituiscono un sistema unitario, interdipendente e non selezionabile arbitrariamente. Come Associazione, usiamo sempre una metafora: queste competenze sono come i 10 numeri della matematica. Se ne impari solo tre o quattro, non saprai mai fare i calcoli e affronterai il caos economico. Allo stesso modo, se non le acquisisci tutte e dieci, non saprai fare i “calcoli” con la vita per evitare il caos relazionale.
Eppure, le nostre Istituzioni continuano a trattarle come un optional, un “progettino” da fare due ore all’anno se avanza tempo, o una competenza da inserire a casaccio durante le normali materie, puntando sul buon cuore dei docenti, sovraccaricandoli di lavoro e annullando ogni risultato concreto.
Il muro dei 7 italiani su 10
Il vero paradosso, però, non è solo politico. È culturale. I dati ci dicono che 7 italiani su 10 sono analfabeti funzionali: sanno leggere, scrivere e far di conto, ma hanno difficoltà a comunicare senza ferire. Quindi come possiamo pretendere che un adulto capisca l’importanza di insegnare l’empatia o l’autoconsapevolezza, se lui per primo non ha mai ricevuto gli strumenti per svilupparle?
Chi non possiede il pensiero critico, non sa di non averlo! Chi risolve tutto con la rabbia, pensa che la violenza sia l’unica reazione possibile.
Dunque, se lo Stato non insegna le abilità per la vita la conseguenza sono 7 analfabeti funzionali su 10. Oppure no?
Genitori sul banco degli imputati
Quando un ragazzo commette un atto violento o cade nella trappola del bullismo, il copione sociale è drammaticamente identico: si punta il dito contro la famiglia. I genitori vengono messi sul banco degli imputati, criticati dai media, dagli insegnanti e giudicati come “incapaci”.
Ma lo Stato dov’è? La nostra Costituzione stabilisce che la Repubblica deve rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana. Invece di giudicare i genitori a disastro avvenuto, lo Stato dovrebbe supportarli prima.
La scuola non può fare miracoli se a casa si parla una lingua emotiva diversa. Le abilità per la vita, Life Skills, devono entrare nei programmi scolastici fin dalla scuola dell’infanzia con una materia specifica e un docente specializzato, ma devono anche diventare un patrimonio accessibile alle famiglie. Servono percorsi strutturati di Family Skills, sportelli di consulenza gratuiti e alleanze reali tra insegnanti e genitori. Non critiche a posteriori, ma strumenti pratici immediati.
Lo Stato non sa che si nasce figli e che genitori e adulti si diventa acquisendo le abilità anche per la vita relazionale?
Una proposta scientifica e sostenibile per la scuola italiana
Come associazione Bambino Oggi… Uomo Domani O.D.V. abbiamo inviato una nuova lettera aperta al Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione (CSPI). Non chiediamo sperimentazioni fumose o l’ennesimo carico di burocrazia per insegnanti già stremati.
Chiediamo una soluzione logistica ed economica concreta: un docente specializzato nell’insegnamento delle abilità per la vita relazionale per ogni plesso scolastico, che alleni attraverso laboratori pratici e continuativi, a partire dai primi anni di crescita.
I bambini di oggi diventeranno gli adulti con cui tutti dovremo convivere. Se vogliamo un mondo diverso, non dobbiamo criticarli ma insegnare loro, concretamente, COME costruirlo.
La pace, il rispetto e l’umanità non sono concetti astratti che spuntano dal nulla: sono muscoli biologici che vanno allenati con la pratica ogni singolo giorno.
OrMa
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