Diplomi e lauree insegnano a sapere. Ma chi insegna a essere davvero Umani?
I saperi ci rendono davvero più empatici e critici? Una riflessione su cosa significa essere funzionali nella società di oggi.
Introduzione
Dopo la pubblicazione di un mio recente articolo sull’analfabetismo funzionale, ho ricevuto osservazioni critiche che mi hanno spinto a riflettere ulteriormente.
In particolare, è stato contestato il fatto che io abbia incluso nel concetto anche aspetti emotivi, relazionali e legati al pensiero critico.
Una riflessione importante: perché, oggi, essere “funzionali” nella società non significa solo saper leggere o compilare un modulo. La cultura di base e la formazione al lavoro non bastano se non si è capaci di comprendere emozioni, stati d’animo e saperli gestire. Se non si è capaci di comunicare efficacemente, sviluppare il senso critico necessario per decidere, scegliere con consapevolezza e umanità. Se non si è capaci di costruire sane relazioni con se stessi e gli altri, di cooperare per il bene comune e non per quello di pochi. L’analfabetismo funzionale è una barriera alla partecipazione sociale, al pensiero libero, alla cittadinanza consapevole.
Una domanda: come si può far capire l’importanza del saper cooperare se non viene insegnato fin da piccoli? se la società e l’economia sono impostate sulla competizione “o vinco io o vinci tu”? Proviamo a rispondere.
Cosa significa pieno sviluppo della persona umana?
Significa creare le condizioni affinché ogni persona possa realizzare il proprio potenziale, esprimere sé stessa e vivere in modo autentico.
I padri costituenti scelsero specificamente l’espressione “persona umana” per unire due concetti fondamentali: il valore unico dell’individuo e la sua dimensione sociale (l’individuo non vive isolato e si sviluppa e realizza se stesso all’interno delle formazioni sociali in linea con il principio di solidarietà).
In pratica significa garantire pari opportunità, valorizzare le differenze, promuovere autonomia, partecipazione e responsabilità. Questo comporta un cambio di paradigma: lo Stato non è più il fine, ma il mezzo per realizzare il benessere dei suoi cittadini.
Una svolta internazionale: mente e corpo in sinergia
Per svilupparsi pienamente, una persona deve poter stare bene sia nel corpo che nella mente. Questo principio è stato sancito dalla Carta di Ottawa per la Promozione della Salute (1986), secondo cui la salute non è solo assenza di malattia, ma equilibrio tra corpo, mente e l’ambiente dove si vive.
Proprio per prevenire i mali della società abusi, bullismo, violenze e discriminazioni, furono subito avviati studi a livello internazionale che rilevarono 10 abilità fondamentali per la vita umana: cognitive, emotive e sociali indispensabili per fare crescere una cittadinanza consapevole. Abilità diffuse con il Documento “WHO’93 Skills for Life Schools” del 1993. Documento rimasto ignorato in Italia. https://www.bambinooggiuomodomani.org/come-insegnare-a-vivere-una-proposta-concreta-al-ministro.html
Analfabetismo funzionale: una definizione tecnica… ma non sufficiente
Secondo l’UNESCO e l’OCSE l’analfabetismo funzionale indica la difficoltà di chi sa leggere, scrivere e far di conto, di comprendere il senso profondo, l’ironia o il contesto dei testi e di rilevare notizie false, bufale o contenuti manipolatori.
Ne consegue che saper leggere, scrivere e far di conto non è sufficiente a permettere di sviluppare pienamente la persona umana.
L’analfabetismo funzionale si può considerare una barriera alla partecipazione sociale, al pensiero libero, alla cittadinanza consapevole.
Il lato invisibile: emozioni, relazioni e pensiero critico
Cosa succede quando una persona:
-reagisce con aggressività a una critica, senza coglierne il senso costruttivo,
-confonde un’opinione con un dato di fatto,
-prende tutto sul personale,
-non riesce a interpretare il tono o le sfumature di un discorso complesso?
Siamo ancora nell’ambito dell’analfabetismo funzionale, anche se non lo sembra a prima vista. Perché la capacità di comprendere il mondo non è solo linguistica, ma anche emotiva e sociale.
Il pensiero critico, l’ascolto attivo, la tolleranza alla frustrazione, la capacità di distinguere contenuti manipolatori o polarizzati… sono competenze indispensabili per vivere intelligentemente nel mondo di oggi. Indispensabili per non essere manipolabili.
Perché avere una laurea non basta
Un’altra obiezione ricevuta è che l’analfabetismo funzionale non colpisce chi ha una cultura elevata o una formazione universitaria.
Purtroppo, i dati dicono il contrario. Anche molti diplomati e laureati mostrano difficoltà nel:
-interpretare in modo critico le fonti
-comunicare senza ferire
-riconoscere e gestire le emozioni. Pensiamo alla rabbia che può degenerare in violenza o alla paura che si trasforma in panico.
Il titolo di studio è un punto di partenza, non un’assicurazione contro l’incomprensione e la disconnessione umana.
Essere funzionali… a cosa? Una domanda cruciale
Forse è tempo di ridefinire cosa significhi oggi “essere funzionali”.
Se riusciamo a leggere un articolo, ma non a comprenderne l’imparzialità, siamo davvero in grado di agire nella società in modo consapevole?
È sotto gli occhi di tutti che oggi non basta più saper leggere le parole. Serve saper comprendere il contesto, le intenzioni, le dinamiche sociali. Ma non tutti accettano che questo richiede un’alfabetizzazione nuova: emotiva, critica, etica.
Conclusione: educare alla comprensione, non solo al lavoro
L’analfabetismo funzionale non è solo una carenza tecnica: è spesso un deficit di comprensione profonda, di pensiero critico autonomo, di capacità di interagire in modo appropriato con se stessi e gli altri.
Ecco perché oggi si nasconde dietro mille certezze: dietro le sicurezze di chi “sa già tutto”, dietro i titoli accademici, dietro i commenti di coloro che non vogliono e non sanno ascoltare, ma solo ribattere. Pensiamo a quel che può accadere quando un medico non “ascolta” il paziente o a come si interagisce durante una riunione condominiale o in caso di incidente stradale.
Educare, oggi, significa aiutare le persone a comprendere anche ciò che non viene detto con le parole e questo aiuto inizia dal percorso scolastico insegnando le abilità per la vita. Aiutare a comprendere che l’umiltà è una carta vincente nella vita.
Il Diritto all’Istruzione per lo sviluppo umano
Il Diritto Umano all’Istruzione obbligatoria è sancito dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (1948) e dalla nostra Costituzione. Comprende tre dimensioni fondamentali: insegnamento della cultura di base, formazione al lavoro, -pieno sviluppo della persona umana.
È proprio quest’ultima parte che, in pratica, non è mai stata pienamente realizzata negando di fatto, il Diritto alla completa Istruzione
Abbiamo sperimentato per anni l’efficacia delle abilità per la vita offrendo gratuitamente a insegnanti e genitori laboratori. I risultati sono stati concreti e ci siamo chiesti:
Vogliamo continuare a subire oppure reagiamo?
Abbiamo scelto di reagire e abbiamo anche lanciato una petizione che si può leggere firmare gratuitamente e condividere
Per i bambini di oggi, gli adulti con cui tutti noi vivremo domani.
👉 https://www.change.org/p/vogliamo-continuare-a-subire-oppure-reagiamo
Ma da soli non possiamo farcela! Unisciti a noi!
Grazie!
Orietta Matteucci
Ancora un minuto di lettura.
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