Perché riusciamo a capire un cane e il partner no?
Noi sappiamo parlare, ma perché a volte non riusciamo a capirci?
Ci sono scene che si ripetono, ogni giorno, in ogni città.
La fila allo sportello. La riunione di condominio. La visita medica frettolosa. Situazioni comuni, in cui prima o poi ci troviamo. E in tutte, può succedere qualcosa che non funziona. Non è necessariamente la situazione il problema, ma il modo in cui viene affrontata.
In condominio si litiga per il colore delle tapparelle. Allo sportello si perde la pazienza per cinque minuti di attesa. Dal medico si esce con la sensazione di non essere stati ascoltati.
La spiegazione più semplice è: “La gente è maleducata, stressata, egoista.” Ma è davvero così? O c’è qualcosa che manca?
Il paradosso
Riusciamo a capire un cane o un gatto. A volte, con uno sguardo, sappiamo cosa vogliono. Ci affezioniamo al punto di non separarcene mai.
Eppure, con il partner, con un figlio, con un genitore, capita di non riuscire a parlare per giorni. Di fraintendersi su tutto. Di arrivare a separazioni dolorose.
Com’è possibile? Il cane non parla. Il partner sì. Eppure il cane lo capiamo, il partner no.
Forse perché con il cane non sentiamo il bisogno di avere ragione? Non c’è la pretesa di vincere una discussione, di dimostrare chi ha ragione e chi ha torto. Ci concentriamo piuttosto sulla relazione e cerchiamo di capire i suoi segnali.
La competizione da stadio
La competizione è presente in molti aspetti della nostra vita personale e sociale. Troppo spesso, anche quando sarebbe possibile collaborare per un obiettivo comune, finiamo per comportarci come avversari.
Nello sport, la competizione è accettata: c’è un vincitore e un perdente, e va bene così. Ma nella vita quotidiana, la competizione è diventata la norma. Al lavoro, in famiglia, tra amici, sui social. Spesso una discussione diventa una partita. Una divergenza, una sconfitta da evitare. Nella relazione, un campo di battaglia dove qualcuno deve vincere.
Il condominio diventa una guerra. La fila allo sportello, un’offesa personale. La visita medica, una battaglia per farsi ascoltare. E il partner, l’avversario da battere.
Ma la vita non è uno stadio. E le relazioni non sono partite.
E le divergenze?
Spesso le viviamo come minacce. Come se l’altro, pensandola diversamente, ci stesse attaccando. E allora ci si accusa, ci si difende, si cerca di avere ragione. Ma una divergenza non è un attacco. È un’occasione per ampliare lo sguardo, per capire qualcosa che da soli non avremmo visto.
E allora viene spontaneo chiedersi: COME si fa?
Come si fa a stare in una riunione di condominio senza trasformarla in una guerra?
Come si fa ad aspettare il proprio turno senza sentire montare la rabbia?
Come si fa ad ascoltare il proprio partner senza pensare a cosa rispondere, senza cercare di avere ragione?
Come si fa a capire che dietro la rabbia di un figlio c’è una paura che non sa esprimere?
Sono domande che riguardano la vita di ogni giorno. E spesso restano senza risposta.
Forse perché non sappiamo COME comunicare senza ferire? 🤔
In conclusione
Ci hanno insegnato la matematica, la storia, le lingue. Ci hanno preparato al lavoro. Ma non ci hanno dato gli strumenti per capire gli altri e vivere con loro. Eppure, ascoltare, comunicare, affrontare le divergenze e gestire i conflitti non sono capacità innate: si potrebbero imparare e sviluppare.
Non è colpa di nessuno. È un vuoto che esiste da sempre, e che nessuno ha ancora colmato.
Ma forse, oggi, possiamo iniziare a chiederci: “Come si fa?”
Non è una domanda retorica. È l’inizio di un cambiamento.
Orietta Matteucci
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