La scuola deve insegnare a creare la propria rotta!
Essere docenti oggi: tra il rischio del “tuttologo” e il Diritto Umano all’Istruzione
Marco Radaelli docente, in una lettera a Orizzonte Scuola, indica che oggi la scuola sembra chiedere all’insegnante di essere un tuttologo. Un docente che sappia fare tutto, tranne quello che più conta: insegnare in modo autentico, leale e realistico la propria materia.
Ma cosa sta accadendo davvero? Perché questo caos nel sistema educativo?
La risposta, probabilmente, si trova in una dimenticanza grave: non sapere come garantire davvero a ogni cittadino il Diritto Umano all’Istruzione obbligatoria. Diritto sancito dall’articolo 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e riconosciuto anche dalla Costituzione Italiana.
L’Istruzione significa sì cultura di base e formazione al lavoro, ma significa soprattutto come recita la Dichiarazione, garantire il “pieno sviluppo della personalità individuale e rafforzamento del rispetto dei diritti, dei doveri e delle libertà fondamentali”.
La strada per evitare il caos
Studi scientifici internazionali hanno individuato 10 abilità relazionali, Skills for Life, fondamentali per prevenire abusi, violenze, discriminazioni e per costruire cittadinanza attiva.
Dal problem solving alla gestione delle emozioni, dalla comunicazione efficace all’empatia, queste competenze non sono un “di più”, ma la condizione stessa perché i nostri studenti, possano diventare adulti consapevoli.
Non a caso, la recente Legge 22/2025 ha finalmente riconosciuto il valore di queste competenze non cognitive nei percorsi scolastici.
La scuola deve insegnare a creare la propria rotta. Come evitare il caos e ristabilire ordine
Ogni docente deve insegnare la propria disciplina e non può essere un “tuttologo”! Per garantire il Diritto all’Istruzione integrale serve introdurre nei percorsi scolastici fin dall’infanzia, la materia specifica con il docente specializzato nell’insegnamento laboratoriale delle Life Skills. E lo stiamo dicendo da molto tempo e inascoltati ci chiediamo se sia un’utopia.
Non è un’utopia: già dagli anni 2000 queste abilità sono state sperimentate in progetti scolastici e oggi diversi master e corsi universitari formano educatori preparati a trasmetterle.
La soluzione: una responsabilità collettiva
Il Ministro dell’Istruzione ha oggi l’occasione di colmare questo vuoto:
-inserendo la disciplina delle Life Skills e il docente specializzato nell’insegnamento pratico in tutti i cicli scolastici evitando così di caricare il lavoro degli altri docenti;
-promuovendo una nuova alleanza tra genitori, insegnanti e Media. La TV del dopoguerra aiutò l’Italia a combattere l’analfabetismo assoluto insegnando a leggere e scrivere. Oggi, i media e la scuola insieme possono contrastare il nuovo analfabetismo funzionale, mostrando come si può pensare criticamente, gestire emozioni e conflitti, fare scelte consapevoli.
Il diritto all’istruzione non è solo imparare a leggere e a contare: è imparare a vivere!
Orietta Matteucci