Educazione affettiva: servono fatti, non solo appelli
Non bastano parole o dichiarazioni mediatiche. Serve un impegno reale e sistemico per portare le competenze affettive nelle scuole, con strumenti, formazione e volontà politica. Educazione affettiva: servono fatti, non solo appelli
Premessa
L’articolo apparso su Orizzonte Scuola in cui l’attrice Paola Cortellesi solleva l’urgenza di un’educazione affettiva in classe, forse anche in dialogo ideale con Gino Cecchettin, mette a fuoco un nodo essenziale. Tuttavia, da lettrice attenta, ho percepito un’impostazione più autoreferenziale e dispersiva, piuttosto che costruttiva e orientata a soluzioni concrete.
L’educazione affettiva e relazionale non può restare una richiesta estemporanea affidata al carisma di qualche voce pubblica. Occorre un impegno collettivo, sistemico, strutturato.
Educazione affettiva: servono fatti, non solo appelli
Abbiamo già ottenuto una cornice normativa: la Legge 22, che introduce nei percorsi scolastici lo sviluppo delle competenze non cognitive Skills. Eppure, quotidianamente assistiamo a un vuoto di azione. Si criticano genitori, si danno consigli a insegnanti, si parla di empatia, di ascolto, ma mancano ancora:
-percorsi formativi per docenti specificamente preparati,
-strumenti e metodologie laboratoriali,
-spazi strutturati per coltivare la consapevolezza emotiva, il pensiero critico, la gestione dei conflitti, l’empatia.
Sono competenze fondamentali, come ormai ampiamente riconosciuto anche a livello internazionale: Skills for Life che incidono sulla salute mentale, sulla qualità delle relazioni, sulla capacità di lavorare, decidere, convivere.
Eppure sembrano ancora materia da convegno, spot da influencer, retorica post-crisi.
I fatti che servono
Serve una mobilitazione culturale, pedagogica e politica. Non possiamo delegare questi temi alla buona volontà di singoli insegnanti o all’occasionale indignazione mediatica.
Chi ha voce pubblica, chi ha potere di proposta e visibilità, si faccia promotore di campagne pubbliche, continuative e incisive, per diffondere queste competenze in tutte le scuole italiane, dalla primaria alla secondaria.
Perché senza educazione affettiva vera, quotidiana, condivisa, domani non saremo in grado di educare persone capaci di costruire comunità, né tantomeno di promuovere pace nel mondo.
Orietta Matteucci