Famiglia e Scuola

Diplomi e lauree insegnano a sapere. Ma chi insegna a essere davvero Umani?

I saperi ci rendono davvero più empatici e critici? Una riflessione su cosa significa essere funzionali nella società di oggi.

 

Introduzione

Dopo la pubblicazione di un mio recente articolo sull’analfabetismo funzionale, ho ricevuto osservazioni critiche che mi hanno spinto a riflettere ulteriormente.

In particolare, è stato contestato il fatto che io abbia incluso nel concetto anche aspetti emotivi, relazionali e legati al pensiero critico.

Una riflessione importante: perché, oggi, essere “funzionali” nella società non significa solo saper leggere o compilare un modulo.  La cultura di base e la formazione al lavoro non bastano se non si è capaci di comprendere emozioni, stati d’animo e saperli gestire. Se non si è capaci di comunicare efficacemente, sviluppare il senso critico necessario per decidere, scegliere con consapevolezza e umanità. Se non si è capaci di costruire sane relazioni con se stessi e gli altri, di cooperare per il bene comune e non per quello di pochi. L’analfabetismo funzionale è una barriera alla partecipazione sociale, al pensiero libero, alla cittadinanza consapevole.

Una domanda: come si può capire l’importanza del saper cooperare se non viene insegnato fin da piccoli? se la società e l’economia sono impostate sulla competizione? Sarebbe come pretendere di fare capire i benefici della matematica a chi non conosce l’esistenza dei numeri da zero a 10! Sembra di stare come in un circolo vizioso da cui non si riesce ad uscire.

Il diritto all’istruzione come sviluppo umano

Il Diritto Umano all’Istruzione obbligatoria è sancito dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (1948) e dalla nostra Costituzione. Comprende tre dimensioni fondamentali:

-insegnamento della cultura di base,

-formazione al lavoro,

-pieno sviluppo della personalità individuale.

È proprio quest’ultima parte che, in pratica, non è mai stata pienamente realizzata negando di fatto, il Diritto alla completa Istruzione

Cosa significa pieno sviluppo della personalità?

Significa creare le condizioni affinché ogni persona possa realizzare il proprio potenziale, esprimere sé stessa e vivere in modo autentico.

In pratica: garantire pari opportunità, valorizzare le differenze, promuovere autonomia, partecipazione e responsabilità. Questo comporta un cambio di paradigma: lo Stato non è più il fine, ma il mezzo per realizzare il benessere dei suoi cittadini.

Una svolta internazionale: mente e corpo in sinergia

Per svilupparsi pienamente, una persona deve poter stare bene sia nel corpo che nella mente. Questo principio è stato sancito dalla Carta di Ottawa per la Promozione della Salute (1986), secondo cui la salute non è solo assenza di malattia, ma equilibrio tra corpo, mente e ambiente.

Proprio per prevenire abusi, bullismo, violenze e discriminazioni, furono subito avviati studi a livello internazionale.  Sono state individuate le 10 abilità fondamentali per la vita: competenze cognitive, emotive e relazionali indispensabili per fare crescere una cittadinanza consapevole. Abilità diffuse con il Documento “WHO’93 Skills for Life Schools” del 1993. Documento rimasto ignorato in Italia.  https://www.bambinooggiuomodomani.org/come-insegnare-a-vivere-una-proposta-concreta-al-ministro.html

Analfabetismo funzionale: una definizione tecnica… ma non sufficiente

Secondo l’OCSE, l’analfabetismo funzionale è l’incapacità di comprendere, valutare, usare e farsi coinvolgere da testi scritti, in modo da partecipare attivamente alla vita affettiva,  sociale, lavorativa e culturale.

Ma è sufficiente questa definizione? Alla luce delle competenze per la vita riconosciute a livello internazionale, appare chiaro che l’alfabetizzazione deve estendersi anche all’ambito emotivo e sociale.

L’analfabetismo funzionale è anche una barriera alla partecipazione sociale, al pensiero libero, alla cittadinanza consapevole.

Il lato invisibile: emozioni, relazioni e pensiero critico

Cosa succede quando una persona:

-reagisce con aggressività a una critica, senza coglierne il senso costruttivo,

-confonde un’opinione con un dato di fatto,

-prende tutto sul personale,

-non riesce a interpretare il tono o le sfumature di un discorso complesso?

Siamo ancora nell’ambito dell’analfabetismo funzionale, anche se non lo sembra a prima vista. Perché la capacità di comprendere il mondo non è solo linguistica, ma anche emotiva e sociale.

Il pensiero critico, l’ascolto attivo, la tolleranza alla frustrazione, la capacità di distinguere contenuti manipolatori o polarizzati… sono competenze indispensabili per vivere intelligentemente nel mondo di oggi. Indispensabili per non essere manipolabili.

Perché avere una laurea non basta

Un’altra obiezione ricevuta è che l’analfabetismo funzionale non colpisce chi ha una cultura elevata o una formazione universitaria.

Purtroppo, i dati dicono il contrario. Anche molti diplomati e laureati mostrano difficoltà nel:

-interpretare in modo critico le fonti,

-comprendere testi complessi,

-argomentare senza cadere in reazioni impulsive.

Il titolo di studio è un punto di partenza, non un’assicurazione contro l’incomprensione e la disconnessione umana.

Funzionali… a cosa? Una domanda cruciale

Forse è tempo di ridefinire cosa significhi oggi essere “funzionali”.

Se riusciamo a leggere un bugiardino, ma non a comprendere il senso di un dialogo complicato, siamo davvero in grado di agire nella società in modo consapevole?

È sotto gli occhi di tutti che oggi non basta più saper leggere le parole. Serve saper comprendere il contesto, le intenzioni, le dinamiche sociali. Ma non tutti accettano che questo richiede un’alfabetizzazione nuova: emotiva, critica, etica.

Conclusione: educare alla comprensione, non solo al lavoro

L’analfabetismo funzionale non è solo una carenza tecnica: è spesso un deficit di comprensione profonda, di pensiero critico autonomo, di capacità relazionale.

Ecco perché oggi si nasconde dietro mille certezze: dietro le sicurezze di chi “sa già tutto”, dietro i titoli accademici, dietro i commenti di coloro che non vogliono e non sanno ascoltare, ma solo ribattere.

Educare, oggi, significa aiutare le persone a comprendere anche ciò che non viene detto con le parole.

E questo vale per tutti: adulti, giovani, genitori, educatori, dottori, professionisti, cittadini.

Dopo anni di lavoro nelle scuole con insegnanti e genitori abbiamo ottenuto la Legge 22/2025, ma non basta. Abbiamo scritto una lettera aperta al Ministro dell’Istruzione al fine di fare introdurre  quanto prima nei percorsi scolastici a partire dall’infanzia,  materia specifica e docente specializzato nell’insegnamento laboratoriale delle abilità relazionali . Non abbiamo ottenuto alcuna risposta. 

La violenza non aspetta! Per questo abbiamo lanciato una petizione su Change.org per chiedere che il Diritto all’Istruzione venga finalmente garantito pienamente.  https://www.change.org/p/vogliamo-continuare-a-subire-oppure-reagiamo

Ma da soli non possiamo farcela!  se condividi la nostra iniziativa firma e diffondi la petizione.

Siamo una Associazione indipendente che vive grazie al sostegno di soci e simpatizzanti scopri  come e perché sostenerci

Grazie!

Orietta Matteucci