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Ma cosa è questo analfabetismo funzionale?

L’analfabetismo funzionale non è ignoranza. È la conseguenza di un sistema che non ci ha insegnato a gestire emozioni, relazioni e conflitti. Scopri di cosa si tratta davvero.

Cosa è l’analfabetismo funzionale

Leggi questo primo articolo che indica come funziona davvero la vita.

Negli anni ’60 era molto diffuso l’analfabetismo assoluto e molte persone non sapevano leggere e scrivere. Il Maestro Manzi aprì l’accesso alla conoscenza e alle competenze lavorative.

Oggi incontro spesso persone brillanti, colte, titolate. Professionisti di successo, capaci di risolvere problemi complessi, prendere decisioni rapide, affrontare con competenza aspetti tecnici del loro lavoro.

Eppure, quando si tratta di ascoltare empaticamente, gestire un conflitto, cooperare senza dominare… vacillano. O peggio: si bloccano, si irrigidiscono, si difendono attaccando.

Tutto questo ha un nome: analfabetismo funzionale. Un termine che può suonare strano, o persino offensivo. Ma non è un’accusa. È una constatazione. Una diagnosi sociale.

 

Non è questione di ignoranza

Anzi, spesso riguarda proprio le persone più istruite. Ma l’istruzione, così come l’abbiamo intesa per decenni, ha avuto un obiettivo chiaro: formare persone capaci di svolgere un lavoro.

Punto.

Ci hanno insegnato a leggere, scrivere, contare, mettere in pratica le nozioni. Ci hanno chiesto di imparare a risolvere problemi matematici e lavorativi, non quelli esistenziali.

Nessuno, o quasi, ci ha insegnato:

– come comprendere le nostre emozioni;

– come ascoltare “incondizionatamente” quel che ci sta dicendo in quel momento l’altra persona, senza pensare ai nostri impegni, alla risposta da dare o a consigli non richiesti, o persino raccontare la nostra esperienza;

– come gestire il fallimento o la rabbia senza autodistruggersi o distruggere gli altri;

– come relazionarci in modo sano e non competitivo (o vinco io o vinci tu);

– come cooperare per il bene comune e non solo per il successo personale.

E così, cresciamo culturalmente… ma restiamo analfabeti della vita.

 

Alcuni esempi reali e dolorosi

– Un medico eccellente che guarda i pazienti come numeri. Le emozioni lo infastidiscono. Le considera un ostacolo.

Io curo il corpo, non sono uno psicologo! dice spesso.

Ma un corpo non si cura ignorando l’anima che lo abita.

– Un dirigente aziendale con tre lauree e un MBA (Master Business Administration), che crea ambienti tossici di lavoro perché non sa gestire una squadra senza alimentare rivalità.

– Un insegnante che sa spiegare Platone ma non tollera il disordine emotivo dei suoi studenti.

– Una madre o un padre che amano profondamente i figli, ma non sanno ascoltare i loro sentimenti e comunicano dando consigli, alzando la voce, donano regali, ma non il loro tempo, creando distanza emotiva.

 

Sono esempi reali, quotidiani, di un analfabetismo non visibile, ma devastante.

Un analfabetismo che produce stress, solitudine, rabbia repressa, incomprensioni, burnout, fallimenti relazionali. Non perché siamo cattive persone. Ma perché non ci hanno mai insegnato come si fa a vivere in armonia. Sarebbe mai possibile fare somme e moltiplicazioni se non ci insegnano come funzionano i numeri?

 

Le emozioni non sono nostre nemiche

Per troppo tempo e in certi contesti ancora oggi, ci hanno insegnato che le emozioni vanno nascoste, represse, controllate. Che “essere forti” significhi non provare emozioni.

Ma è un errore. Le emozioni non sono un ostacolo al pensiero lucido: sono come una bussola.

Indicano ciò che conta per noi. Aiutano a distinguere ciò che è bene da ciò che ci fa male. Ignorarle ci rende più deboli, non più forti.

Pensiamo alla rabbia quando si trasforma in violenza, alla paura in panico, alla tristezza in depressione.

Gestirle, invece, ci rende liberi di essere realmente noi stessi.

 

Non si tratta di saper leggere o scrivere

L’analfabetismo funzionale non riguarda dunque, la capacità di leggere un testo o fare di conto.

Riguarda la capacità di capire il mondo, le persone, sé stessi. Di agire con intelligenza emotiva e sociale.

Paradossalmente, più si è immersi in una cultura orientata al risultato, più si rischia di perderla. Perché la scuola, il lavoro, i titoli ci danno abilità tecnico-cognitive, ma non ci preparano a vivere bene con noi e con gli altri. E questa è la vera cultura.

Quando questo manca, lo vediamo ovunque: nei litigi inutili online, nelle relazioni che si spezzano, nella mancanza di dialogo tra generazioni, nei leader che dividono invece di unire, nelle fake news…

 

Ma allora… esiste una via d’uscita?

Sì. Ma non la troverai sui diplomi appesi al muro. Non si tratta di studiare di più, ma di imparare qualcosa che nessuna scuola tradizionale ci ha mai davvero insegnato strutturalmente, almeno fino ad oggi.

Ascoltare, comprendere e gestire le emozioni, comunicare efficacemente, affrontare incomprensioni e conflitti, riconoscere i bisogni propri e degli altri, sviluppare il senso critico necessario per fare scelte autonome evitando di essere manipolabili, non sono capacità automatiche: sono abilità per la vita che si apprendono con pratica e allenamento. Sono abilità rilevate e diffuse oltre 30 anni fa da studi internazionali e diffuse con il Documento WHO’93 Life Skills Schools. Documento rimasto in Italia lettera morta,

Il mondo del lavoro le ritiene indispensabili nei processi di assunzione, carriera e leadership.
Eppure questa parte fondamentale della formazione della persona, prevista dal Diritto all’Istruzione e sancita dalla Costituzione, non è stata ancora introdotta nei percorsi scolastici a partire dall’infanzia, come materia specifica e docenti specializzati.

Vogliamo continuare a subire oppure reagiamo?
Noi abbiamo scelto di reagire lanciando anche una petizione-
Per i bambini di oggi gli adulti con cui tutti domani dovremo vivere.
👉 https://www.change.org/p/vogliamo-continuare-a-subire-oppure-reagiamo

Se questo tema ti ha toccato, se senti che ti manca qualcosa, anche se hai fatto tutto “come si doveva fare” allora continua a seguirmi.

Non un trucco. Non un libro. Non un corso miracoloso. Ma la strada per combattere l’analfabetismo funzionale e  rimettere al centro la competenza più dimenticata: quella di essere umani.

Leggi, firma gratuitamente e diffondi la petizione e grazie!

Orietta Matteucci

 

Come puoi aiutare

Il nostro sito e la nostra Associazione sono indipendenti e vivono grazie al sostegno volontario di lettori e donatori. Ogni contributo ricevuto sarà destinato a:

-Sollecitare lo Stato e il Ministero dell’Istruzione a introdurre quanto prima nei percorsi scolastici fin dall’infanzia, una materia specifica con docenti formati per l’insegnamento pratico delle Life Skills. Le Università offrono specializzazioni e Master sulle Skills.

-Organizzare una campagna stampa (molto onerosa) per accrescere la  consapevolezza di passare all’azione tra cittadini, famiglie e media.

Grazie di cuore da tutti noi!