Approccio clinico o educativo?
La scuola non è uno studio di psicoterapia che “cura” quando il problema si è già manifestato.
La scuola è prevenzione dei problemi relazionali attraverso l’insegnamento a comunicare senza ferire, a rispettare l’altro, a costruire sane relazioni.
E questa non è una opinione: è un Diritto.
Cosa sta accadendo
Ogni giorno accadono fatti gravi di bullismo, discriminazioni, violenza, giovani che accoltellano. E ogni giorno parole e parole, critiche ai genitori, alla scuola, progetti, interviste autoreferenziali, suggerimenti, libri, corsi. Nessun accenno al Diritto all’Istruzione tuttora incompleto proprio in questa parte fondamentale per insegnare COME prevenire questi gravi fenomeni e costruire una società davvero umana. Eppure la Costituzione (1946) prevede che ogni cittadino possa sviluppare la piena personalità individuale. Eppure da oltre 30 anni è stato divulgato COME si fa.
Nei giorni scorsi è stata resa pubblica una proposta di legge, ancora allo stato di bozza, che prevede due ore mensili obbligatorie di “educazione psicologica” a partire dai licei. Sembra sia nata sulla scia dell’episodio avvenuto a Centocelle, dove una professoressa è stata aggredita con un coltello da un suo studente.
La finalità dichiarata è ambiziosa: “superare la logica della mera repressione penale ex-post, introducendo un presidio di prevenzione strutturale e clinico direttamente nei luoghi di formazione dei minori”.
Domanda
2 ore mensili al Liceo di “educazione psicologica” sono davvero utili a risolvere questi gravi problemi, per di più in aumento giornaliero? Complicato crederlo.
Cosa si aspetta a introdurre nel percorso scolastico, a partire dall’infanzia, materia specifica e docente specializzato nell’insegnare COME si fa a prevenire?
Non occorre insegnare a gestire le emozioni, a sviluppare il senso critico, a comunicare efficacemente e le altre abilità per la vita?
Sono state individuate da studi internazionali e diffuse con il Documento WHO’93 Skills for Life Schools proprio per arginare e prevenire i gravi problemi della società?
Approccio Clinico o educativo?
C’è una differenza fondamentale tra approccio clinico e educativo.
La psicoterapia interviene quando il problema si è già manifestato. È uno strumento prezioso, necessario, che va garantito a chi ne ha bisogno. Due ore mensili di teoria preventiva potrebbero risolvere il problema?
L’educazione relazionale, invece, insegna con la pratica e l’allenamento COME comunicare senza ferire, gestire le emozioni prima che diventino rabbia, costruire relazioni sane prima che generino conflitti. Non aspetta che il disagio esploda. Cerca di agire in anticipo per evitare che si verifichi.
Questa distinzione non è un dettaglio terminologico. È la differenza tra una scuola che vorrebbe introdurre un presidio di cura psicologica dei disagi e una scuola che si impegna a formare le persone a riconoscerli, affrontarli e gestirli appropriatamente.
Senza contare che nelle scuole esiste da tempo, per alunni e genitori l’opportunità di rivolgersi allo psicologo.
Trent’anni di sapere inascoltato
In Italia, il Documento WHO’93 Skills for Life Schools è rimasto lettera morta e il Diritto all’Istruzione resta ancora incompleto in questa parte. Così l’educazione è lasciata al buon cuore di insegnanti e genitori generando per di più competizione anziché la cooperazione. Per il benessere dei bambini di oggi gli adulti con cui tutti dovremo vivere domani.
Domanda: perché continuiamo a subire invece di reagire?
L’analfabetismo funzionale: il cane che si morde la coda
In Italia, il 35% degli adulti tra i 16 e i 65 anni è in condizione di analfabetismo funzionale: sa leggere, ma non comprende testi complessi, non distingue un’informazione vera da una falsa, non riesce a usare le informazioni per prendere decisioni. Quasi la metà ha gravi difficoltà nel problem solving e nell’evitare manipolazioni.
Questi numeri non migliorano da dieci anni. Non sono cambiati. Anzi.
Allora chiediamo: se quasi un adulto su tre non riesce a comprendere appieno un testo come la proposta di reagire, come può capirne l’urgenza? Come può capire che stiamo parlando dei bambini, della loro vita quotidiana, del loro e del nostro futuro?
Ecco il cane che si morde la coda: se la scuola non insegna a comprendere e a comunicare, gli adulti che diventeranno avranno poche possibilità di comprendere perché è urgente prevenire!
Il ruolo dei media e dei social: una richiesta immediata
C’è una cosa che si può chiedere subito, senza attendere nuove leggi: la cooperazione di media e social.
Il Codice deontologico dei giornalisti è chiaro: va garantito l’anonimato del minore coinvolto in fatti di cronaca, vanno evitati sensazionalismi, “occorre non enfatizzare quei particolari che possano provocare effetti di suggestione o emulazione”.
Lo stesso Codice raccomanda “un approccio al problema dell’infanzia che non si limiti all’eccezionalità dei casi che fanno clamore, ma che approfondisca la condizione del minore e le sue difficoltà nella quotidianità”.
Ma quando un gesto violento diventa spettacolo, quando un ragazzo con un coltello viene raccontato come protagonista di una storia da seguire, il messaggio che passa è pericoloso: l’attenzione diventa una ricompensa. La notorietà, anche quella nera, diventa un premio.
Non chiediamo ai media di tacere. Chiediamo di raccontare con responsabilità, seguendo il proprio codice etico: evitando di trasformare gesti distruttivi in atti eroici, evitando di dare palcoscenico a chi cerca solo il palcoscenico.
Perché i ragazzi guardano. E imparano.
Una nuova sfida
Negli anni ’60 il Maestro Alberto Manzi insegnò tramite la TV a leggere e scrivere al gran numero di analfabeti assoluti. Non si potrebbe fare altrettanto mostrando il ruolo delle emozioni COME si gestiscono e COME influenzano le relazioni?
Cosa chiediamo
Chiediamo che non si indebolisca il percorso già avviato con la Legge 22/2025 e che la sperimentazione in corso includa esplicitamente le Life Skills dell’OMS come riferimento tecnico per le competenze non cognitive e trasversali.
L’individuazione o la formazione dei docenti prevista dalla Legge 22/2025 venga avviata con urgenza, con contenuti su come insegnare le competenze di vita. Le Università offrono specializzazioni e master sulle Skills e il mondo del lavoro le considera cruciali nei processi di assunzione, carriera, leadership.
Perché aspettare ancora? Vogliamo prevenire i disagi o continuare a curarli dopo?
Cosa puoi fare tu
Se sei arrivato fin qui, hai già dimostrato di saper comprendere la realtà e vedere oltre.
Noi abbiamo deciso di reagire lanciando anche una petizione che si può leggere, firmare gratuitamente e condividere tra amici, colleghi, genitori, insegnanti.
Per i bambini di oggi gli adulti con cui tutti dovremo convivere domani.
👉https://www.change.org/p/vogliamo-continuare-a-subire-oppure-reagiamo
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Grazie
Orietta Matteucci
Bambino Oggi…Uomo Domani O.D.V.
