Approccio clinico o educativo?
La scuola non è uno studio di psicoterapia che “cura” quando il problema si è già manifestato.
La scuola è prevenzione dei problemi relazionali attraverso l’insegnamento a comunicare senza ferire, a rispettare l’altro, a costruire sane relazioni.
Il fatto nuovo
Nei giorni scorsi è stata resa pubblica una proposta di legge, ancora allo stato di bozza, che prevede due ore mensili obbligatorie di “educazione psicologica” a partire dai licei. Prevede l’assunzione di 18.000 docenti psicoterapeuti e colloqui clinici individuali in riservatezza.
Il testo, presentato con la prima firma della deputata Giorgia Latini e sviluppato da Armando Siri, nasce sulla scia dell’episodio avvenuto a Centocelle, dove una professoressa è stata aggredita con un coltello da un suo studente.
La finalità dichiarata è ambiziosa: “superare la logica della mera repressione penale ex-post, introducendo un presidio di prevenzione strutturale e clinico direttamente nei luoghi di formazione dei minori”.
Le parole contano. E qui ce n’è una che pesa più delle altre: CLINICO.
Clinico non è educativo
C’è una differenza fondamentale tra curare e educare.
La psicoterapia interviene quando il problema si è già manifestato. È uno strumento prezioso, necessario, che va garantito a chi ne ha bisogno. Ma è reattivo perché arriva dopo.
L’educazione relazionale, invece, è preventiva: insegna a comunicare senza ferire, a gestire le emozioni prima che diventino rabbia, a costruire relazioni sane prima che diventino conflitti. Non aspetta che il disagio esploda. Lo previene.
Questa distinzione non è un dettaglio terminologico. È la differenza tra una scuola che si attrezza per curare i sintomi e una scuola che si impegna a formare le persone.
Trent’anni di sapere inascoltato
Nel 1993, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato il documento Skills for Life Schools, individuando le dieci abilità fondamentali per la vita relazionale. Abilità interconnesse e interdipendenti tra loro, come i numeri della Matematica. Trent’anni di ricerca internazionale ne hanno dimostrato l’efficacia nella prevenzione del bullismo, delle aggressioni, della violenza, delle dipendenze, del disagio giovanile. Eppure, in Italia, questo documento è rimasto lettera morta.
La bozza di legge in esame non cita le abilità per la vita relazionale. Non menziona il ruolo dei genitori. Non parla di media e social. Non prevede il coinvolgimento della comunità educante. Si concentra su un approccio individuale e terapeutico, che rischia di spostare l’attenzione dalla prevenzione alla cura, dall’educazione alla clinica.
L’opportunità che rischiamo di perdere
Il 19 febbraio 2025 è stata approvata la Legge n. 22, che introduce per la prima volta nel sistema giuridico italiano il concetto di “competenze non cognitive e trasversali”. Il 15 gennaio 2026, con il Decreto Ministeriale n. 6, è stata avviata ufficialmente la sperimentazione nazionale: 1.169 istituzioni scolastiche coinvolte, una sperimentazione triennale che partirà dall’anno scolastico 2025/2026.
Questa è l’opportunità storica.
Ma c’è un problema.
La sperimentazione si propone di “individuare” le competenze non cognitive e trasversali più funzionali al successo formativo. Ma queste competenze sono già state individuate e diffuse dall’OMS nel 1993. Trent’anni di ricerca internazionale hanno già dimostrato la loro efficacia!
Non serve un’altra sperimentazione per scoprire ciò che è già noto. Serve una decisione.
L’analfabetismo funzionale: il cane che si morde la coda
In Italia, il 35% degli adulti tra i 16 e i 65 anni è in condizione di analfabetismo funzionale: sa leggere, ma non comprende testi complessi, non distingue un’informazione vera da una falsa, non riesce a usare le informazioni per prendere decisioni. Quasi la metà ha gravi difficoltà nel problem solving.
Questi numeri non migliorano da dieci anni. Non sono cambiati. Anzi.
Allora chiediamo: se quasi un adulto su tre non riesce a comprendere appieno un testo come questa proposta, come può capirne l’urgenza? Come può capire che stiamo parlando dei bambini, della loro vita quotidiana, del loro e del nostro futuro?
Ecco il cane che si morde la coda: la scuola non insegna a comprendere e a comunicare, gli adulti non comprendono perché è urgente cambiare la scuola, e la scuola resta ferma.
Il ruolo dei media e dei social: una richiesta immediata
C’è una cosa che si può chiedere subito, senza attendere nuove leggi: la cooperazione di media e social.
Il Codice deontologico dei giornalisti è chiaro: va garantito l’anonimato del minore coinvolto in fatti di cronaca, vanno evitati sensazionalismi, “occorre non enfatizzare quei particolari che possano provocare effetti di suggestione o emulazione”. Lo stesso Codice raccomanda “un approccio al problema dell’infanzia che non si limiti all’eccezionalità dei casi che fanno clamore, ma che approfondisca la condizione del minore e le sue difficoltà nella quotidianità”
Ma quando un gesto violento diventa spettacolo, quando un ragazzo con un coltello viene raccontato come protagonista di una storia da seguire, il messaggio che passa è pericoloso: l’attenzione diventa una ricompensa. La notorietà, anche quella nera, diventa un premio.
Non chiediamo ai media di tacere. Chiediamo di raccontare con responsabilità, seguendo il proprio codice etico: evitando di trasformare gesti distruttivi in atti eroici, evitando di dare palcoscenico a chi cerca solo il palcoscenico.
Perché i ragazzi guardano. E imparano.
Cosa chiediamo
Non chiediamo di respingere la proposta di legge. Chiediamo che non indebolisca il percorso già avviato con la Legge 22/2025.
Chiediamo che:
👉 La sperimentazione in corso includa esplicitamente le 10 Life Skills dell’OMS come riferimento tecnico per le competenze non cognitive e trasversali.
👉 La formazione dei docenti prevista dalla Legge 22/2025 venga avviata con urgenza, con contenuti su come insegnare le competenze di vita.
👉 Gli interventi siano educativi e non solo clinici, e includano il coinvolgimento di genitori, insegnanti, media e social.
👉 La prevenzione parta dall’infanzia, non solo dalle scuole superiori.
👉 I risultati intermedi della sperimentazione siano resi pubblici, per dimostrare l’efficacia invece di attendere tre anni.
Cosa puoi fare tu
Se sei arrivato fin qui, hai già dimostrato di saper leggere, comprendere e vedere oltre.
👉 Firma la petizione: https://www.change.org/p/vogliamo-continuare-a-subire-oppure-reagiamo
👉 Condividila con almeno 3 persone (amici, colleghi, genitori, insegnanti)
👉 Sostieni la nostra ODV: ogni contributo ci aiuta a diffondere la proposta
La forza non si improvvisa: si forma. E insieme possiamo davvero fare la differenza!
Per i bambini di oggi, gli adulti con cui domani tutti dovremo convivere.
Grazie!
Orietta Matteucci
Bambino Oggi… Uomo Domani O.D.V.
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